Un giorno, uomo o donna, viandante,
dopo, quando non vivrò,
cercate qui, cercatemi
tra pietra e oceano,
alla luce burrascosa della schiuma.

Qui cercate, cercatemi,
perché qui tornerò senza dire nulla,
senza voce, senza bocca, puro,
qui tornerò a essere il movimento
dell’acqua, del
suo cuore selvaggio,
starò qui, perso e ritrovato:

qui sarò forse pietra e silenzio.

Pablo Neruda

A vedere la parrocchiale S.Maria dell’Assunta, circondata dall’ampio sagrato, può sembrare incredibile che fino alla seconda meta’ del 1800, parte di esso, fosse adibito a cimitero. E’ noto come in eta’ romana, al contrario, la separazione fra lo spazio occupato dai vivi e quello occupato dai morti fosse netto; all’interno dei luoghi abitati i morti non erano ammessi per il loro riposo eterno. Fu con l’affermarsi della religione cristiana che man mano i morti entrano nelle città, con sepolture anche all’interno dei monumenti religiosi e chiese. Nella nostra terra, fino a circa l’anno 1000, le sepolture avevano luogo nei terreni senza osservare particolari regole o procedure. Era abitudine diffusa interrare i corpi ai piedi di alberi secolari, ai margini di boschi o nei pressi di località già precedentemente utilizzate come luogo di sepoltura in epoca sannitica e romana; di queste località, sul territorio comunale, esistono ancora labili tracce di almeno due siti.

Intorno all’anno 1000 e fino alla metà del XVII secolo le sepolture vennero effettuate, con molta probabilità, in fosse comuni distinte per sesso ( fosse carnarie) situate nei pressi delle tredici chiese di campagna, distribuite in ogni contrada del territorio comunale.
Una lapide, ancora esistente all’ingresso della chiesa Arcipretale, ne ricorda il numero ed il nome .
I luoghi di culto menzionati nella stele sono:
  1. chiesa santa Maria dell’Assunta ( oggi chiesa Arcipretale)
  2. chiesa san Giovanni De Sala
  3. chiesa san Gregorio
  4. chiesa san Martino
  5. cappella di san Vito
  6. cappella di san Giovanni de Longello
  7. cappella della Ss.Annunciazione
  8. chiesa san Pietro
  9. cappella san Giuliano
  10. cappella san Clemente
  11. chiesa santa Maria al Gallo
  12. chiesa santa Maria a Campanaro
  13. cappella santa Maria al Lauro e di san Felice
Dopo il disastroso terremoto del 1688, nel giro di pochi anni, quasi tutte le cappelle furono progressivamente abbandonate, perché decadenti e non più aperte ai fedeli, di conseguenza le sepolture vennero concentrate presso la chiesa s. Maria dell’Assunta. La chiesa, tuttora esistente, era situata in un’area nota agli antichi abitanti di Apollosa come “ Piano di san Pietro al Casale Francesca ” , attualmente piazza Pasquale Saponaro .
La Parrocchia, dedicata all’Assunta, per la sua centralità, consistenza e ricchezza, nel giro di pochi anni acquisì i benefici semplici e tutti i beni immobili delle 12 cappelle sconsacrate , diventando  il primo e più importante monumento religioso di Apollosa.
Trattare dell’origine della chiesa s. Maria dell’Assunta e dell’annesso cimitero risulta molto difficile, a causa della scarsa documentazione esistente presso gli archivi locali; Padre Demetrio Dell’Oglio, OFM , per varie ragioni e in più occasioni, l’ha ampiamente studiata e sui risultati delle sue ricerche basò questi pochi cenni.
In principio, com’era prassi diffusa , le sepolture vennero effettuate sia internamente, sotto  il  sagrato della chiesa [poche in realtà], che esternamente in piccole fosse, distinte per sesso, realizzate in un’ area adiacente alla struttura religiosa, che in origine era costituita da una sola navata un po’ più bassa di quella attuale .
All’area cimiteriale interna si accedeva attraverso due botole da pavimento, oggi non più esistenti, entrambe collocate nella parte destra della nave centrale. Al campo di inumazione esterno si entrava attraverso un passaggio coperto da tegole in laterizio, lungo palmi 18 e largo palmi 6 [ il palmo napoletano equivale a circa 26 cm] , situato tra il campanile e la chiesa, ancora ben visibile in una rara immagine risalente agli anni 1961- 63.
Nella fotografia, anche se in parte murato ed in parte chiuso da una porta, si può ben immaginare l’angusto passaggio che in origine era costituito da un arco a tutto sesto, di diametro pari allo spazio che correva tra il muro perimetrale nord della chiesa ed il campanile. Da questo varco , oltre ad accedere all’area cimiteriale esterna , si entrava al soppalco del coro della chiesa [ entrata di sinistra] e al campanile [ entrata di destra].  L’ingresso, agli inizi del 1900, fu chiuso da una porta con sovrastante finestra ad arco e successivamente fu definitivamente murato, in occasione dei lavori di restauro degli anni 60 dello scorso secolo.
L’area cimiteriale originaria, estesa per circa 400 mq, era allocata a ridosso della parete nord della chiesa, attualmente occupata quasi per l’intera superficie dalla casa canonica e dalla navata di destra .
 Col passare degli anni,  presumibilmente già nella seconda  metà  del  XVIII  secolo,  non  è  da  escludere che  per  effetto  delle    idee  illuminate”  di  derivazione francese ed una maggiore attenzione nel prevenire ed eliminare fonti di infezione , le inumazioni non furono più effettuate utilizzando fosse comuni ma in sepolture individuali.
Le singole sepolture furono disposte in file parallele alla chiesa con i piedi rivolti a oriente, com’era un tempo prassi consolidata anche per le sepolture in fosse comuni. Al termine del periodo di mineralizzazione dei cadaveri i resti ossei erano posti in nicchie, distinte per sesso, situate sotto il pavimento della chiesa, all’incirca tra l’attuale abside e le arcate di fondo della navata di centro. Negli anni 50 dello scorso secolo, durante i lavori di consolidamento e restauro dei saloni dell’antico palazzo del Monte Frumentario, attuale sede della Confraternita del Rosario, vennero alla luce numerosi resti ossei, perfettamente conservati in piccoli colombari.
Questo ritrovamento fa pensare che, per ragioni di spazio, anche i sotterranei del Frumentario furono adibiti come luogo di sepoltura o quantomeno come sistemazione definitiva dei resti provenienti dal cimitero parrocchiale.
Il cimitero fino a circa la meta’ del XIX secolo, in special modo nelle piccole realtà rurali , si presentava soprattutto come un istituto religioso, un accessorio della chiesa, gestito dai religiosi e come tale reputato cosa sacra. Soggetto quasi sempre alla giurisdizione ecclesiastica la quale, osando e abusando l’esclusiva autorità in questa materia, introdusse nel corso degli anni un gran numero di  eccezioni legate alla sepoltura nei cimiteri.
La Chiesa, attraverso i suoi canoni ed i suoi ministri, detto’ precise norme sia per quanto riguardava la liturgia esequiale che per i seppellimenti; di fatto molti ceti di persone ,colpiti dalle sue censure, vennero man mano dichiarati incapaci d’essere sepolti nel cimitero quale luogo sacro.
Cosi’ furono anzitutto esclusi dai cimiteri: i non battezzati, i  pagani,  i  neonati di cattolici morti senza battesimo ( norma quasi sempre disattesa ), gli eretici e loro fautori, gli scomunicati, i bestemmiatori, i suicidi, i ladri e violatori di chiese, gli usurai e cosi’ via.
Questa posizione discriminatoria, in molti casi, generò forti contrasti tra sindaco e parroco, che si trovavano difronte nella quotidiana gestione delle comunità locali dell’epoca, contribuendo in tal modo a dare un impulso decisivo a quel processo di laicizzazione cimiteriale che troverà il suo compimento negli anni successivi all’Unità d’Italia. Il rigore della Chiesa in questa particolare materia, col passare del tempo, venne superato da normative e disposizioni regolamentari emesse da una società civile sempre più laica. Una nuova società nascente la quale, con molte difficoltà, a rilento, cercava di istituire le sue regole, anche per effetto di quella spinta riformista francese che investì la penisola italiana e che , come principio fondamentale, aveva definito il modello di base per una decisa separazione tra società civile e società religiosa .
La  Rivoluzione  francese,  occorre appena ricordarlo, pose le premesse di un rapporto nuovo tra Chiesa e Stato. Citando lo storico Salvatorelli L. « Essa  condusse per la prima volta, sulla storia dell’Europa cristiana, alla laicizzazione completa dello stato e della vita pubblica [….]  Dalla Rivoluzione in poi l’umanità si è abituata a vivere la sua vita sociale e politica senza farvi intervenire la Chiesa ,senza far ricorso ai suoi poteri trascendenti ». Man mano, nella coscienza collettiva, si comincio’ ad avere una maggiore sensibilità difronte al destino del proprio corpo dopo la morte, si desiderava sempre di più una sepoltura ispirata al concetto della dignità della persona,della memoria e del rispetto delle più elementari regole igieniche.
Nel Regno di Napoli la laicizzazione dei cimiteri ebbe un timido inizio nei primi anni del 1800. Ferdinando I  delle Due Sicilie, seguendo gli esempi della precedente amministrazione murattiana , con la legge n.655 dell’11 marzo 1817, diede avvio a quel lungo e travagliato percorso che porto’ alla definitiva delocalizzazione dei cimiteri dalle chiese per affidarli alla diretta gestione delle autorità civili ( sindaco).
L’amministrazione comunale dell’epoca (decurionato) prese con molta calma l’adeguamento alla nuova normativa.  L’inerzia amministrativa non fu certamente dovuta alla mancanza di rispetto di un ordine costituito o per manifestare dissenso alle nuove disposizione ma, semplicemente, perché le sepolture già avevano luogo in un’area esterna alla chiesa che, all’epoca dei fatti, era situata in una località alquanto lontana dai centri abitati ( Casali ).
Gli anni che vanno dal 1820 all’Unità d’Italia, per effetto di un consistente incremento demografico, costante e ininterrotto, videro le varie amministrazioni comunali, che si alternarono alla guida della comunità di Apollosa, impegnate nell’individuazione di un luogo adatto alla costruzione del nuovo cimitero .
Per la realizzazione della nuova struttura cimiteriale  si penso’ a vari siti comunali ubicati nelle località Macchi, Pantanielli e Cupa Morante. Intorno al 1866 la localizzazione definitiva del cimitero, dopo ampie discussioni e aspre polemiche, venne individuata in località San Vito, dove si trova attualmente; la scelta cadde su un’area agricola , di proprietà del sig. Pietro Guadagno, estesa circa 1600 mq.
L’anno 1871 il sindaco Alessandro Varricchio diede avvio ai lavori di costruzione del cimitero .
Il campo di inumazione venne impiantato nella suddetta area, dopo essere stato recintato con un muro perimetrale alto circa un metro e mezzo, con ingresso diretto da via san Vito [attualmente non più esistente].
I lavori per la costruzione dei muri perimetrali e le opere di livellamento del terreno durarono circa 3 anni e nei successivi 6, dalla fine dei lavori, sembra che non sia stato utilizzato per inumazioni in quanto gli apollosani continuarono a preferire il cimitero parrocchiale.
I danni causati alla Parrocchia dal terremoto del 17 settembre 1885, la necessita’ di ampliare la chiesa Arcipretale e l’ultimazione dei lavori del civico cimitero in contrada San Vito,  diedero l’impulso decisivo per  il definitivo avvio dei lavori per la costruzione della navata di destra della chiesa Arcipretale,  sempre rimandati per ragioni economiche.
I lavori di ristrutturazione interessarono anche la torre campanaria, mediante l’eliminazione della copertura a embrici,  causa di frequenti infortuni nelle giornate di tempesta.
L’ingrandimento della  chiesa  assorbì quasi per intero l’area cimiteriale.
Del campo di inumazione parrocchiale, in uso fino al 1885, oggi non rimane niente ad eccezione di una bandiera crociata in ferro battuto. Rimossa  dall’obelisco, sulla quale era collocata nella parte centrale dell’antico cimitero, durante i lavori di ristrutturazione, fu sistemata nel punto piu’ alto della chiesa Arcipretale,  dove si trova tuttora.
Così, per forza di cose,  negli anni 1885 – 88, anche se in una struttura incompleta  [  mancava la chiesa cimiteriale  ]  ebbero luogo le prime inumazioni  nel cimitero  di  contrada  san  Vito.
L’esigenza di una chiesa all’interno del cimitero, da poco ultimato, indusse l’amministrazione comunale all’acquisizione, con atto enfiteutico del 29 ottobre 1888, di un’ulteriore area di 94 mq ed una fascia di terreno della larghezza di 50 cm, da lasciarsi incolta lungo tutto il perimetrale delle mura, per tre lati.
La chiesa cimiteriale con annesso ossario, costruita sul modello della cappella dedicata a san Domenico di contrada Taverna di Apollosa, era situata nella parte orientale del cimitero, dirimpetto all’entrata di via san Vito, ed aveva le dimensioni di 10,50 metri di lato x 9 metri di larghezza. Eretta in brevissimo tempo,con materiali da costruzione scadenti e su terreno instabile , ebbe vita breve tanto che già negli immediati lustri successivi al 1890 subi’ lesioni tali che nel mese di giugno del 1934 fu definitivamente demolita.
Negli anni 70 dello scorso secolo, poco distante dal luogo dove sorgeva la chiesa, venne costruito un cenotafio in pietra di travertino, ancora esistente,in memoria di tutti quei resti mortali anonimi che, per varie ragioni, fu impossibile recuperare e quindi rimasero sepolti in seguito alla demolizione della chiesa.
Circa sette anni dopo l’ultimazione dei lavori di completamento del cimitero fu approvato il primo vero e organico Regolamento di Polizia Mortuaria dello Stato unitario [ decreto regio n. 42 del 10 gennaio 1891, sostituito l’anno successivo dal decreto regio n. 448 del 25 luglio 1892].
Il Regolamento , tra l’altro, prevedeva in ogni cimitero una camera di osservazione dei cadaveri , la casa del custode e la camera autoptica.Per adeguare il cimitero di Apollosa alla nuova normativa, tra rinvii e proroghe, l’anno 1928 l’ing.Pennella ebbe l’incarico dal podesta’, sig. Celestino Stefanelli, di progettare l’ampliamento del cimitero.Per questioni economiche e in attesa dell’emanazione del Testo Unico delle leggi sanitarie, dopo circa sei anni dalla redazione del progetto originario, nella primavera del 1934, fu approvato dal Consiglio Comunale il progetto esecutivo e contemporaneamente fu dato avvio ai lavori .
L’ampliamento interessò un’area di circa 900 mq che unitamente a quella originaria portò la superficie complessiva del cimitero a circa 2500 mq.
Negli anni Settanta dello scorso secolo la parte orientale del cimitero fu interessata da un ulteriore ampliamento di circa 750 mq; successivamente, il 1980, fu impiantato un nuovo campo di circa 2000 mq dedicato esclusivamente alle tumulazioni in loculi.
Attualmente l’area cimiteriale di divide in tre settori, occupa una superficie complessiva di circa 6000 mq, puo’ ospitare 699 sepolture in loculi e 80 sepolture in terra; i tre settori sono dotati di 600 cellette ossario e 25 cappelle private.

Staje cu mme

Primma e arapì l’uocchie
ogne matina
saccio a chi sto penzanno.
Pure si staje luntano
pure si nun te parlo
io te sento cà, vicino a mme.
Passianno miez’a via io veco a tte.
Ce staje tu dint”a na guardata
e saccio ca tuorne tutt”e ssere
dint”o suonno mio.

Lieto Martina (Liceo Fonseca di napoli)

Versi tratti dal volume POESIE IN AULA a cura del prof. Pasquale Pallotta
Tullio Pironti editore 2006

Fonti:

  • archivio storico del Comune di Apollosa;
  • archivio Parrocchia Santa.Maria Assunta Apollosa;
  • padre Demetrio Dell’Oglio -OFM – Appunti;          
  • Biblioteca Provinciale di Benevento.

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